
...Perché far coincidere la ricerca e la rappresentazione di ciò che noi siamo e di ciò che desideriamo comunicare è uno dei problemi di fondo del sistema dell’arte e l’uso del taccuino ne evidenzia sempre i passaggi, i risultati e i dati temporali dei processi visivi e testuali raccolti in esso.
Per chi usa il mezzo fotografico le pagine del Moleskine diventano anche lo spazio di contenimento di uno dei principali requisiti linguistici della Fotografia: quello narrativo, costituito da immagini fisse che raccontano in sequenza, microstorie personali, appunti visivi, idee, progetti e scritture minime che sono alla base di ogni costruzione di senso.
Nel taccuino la sequenza delle fotografie si integra con le parole scritte perché l’oggetto consente e facilita l’idea di un racconto di azioni, percorsi di vita, situazioni sociali, in costante rapporto tra realtà e immaginazione anche da parte di coloro che non sono abituati ad usare la fotografia come mezzo primario...senza nessun impedimento di natura tecnica se non quello di effettuare un preciso collage delle fotografie sul supporto cartaceo.
Nello spazio minimo delle pagine del taccuino così convivono in libertà le immagini e i testi, le emozioni e le regole del fare, tra l’acutezza dello sguardo e il senso di partecipazione dell’individuo alle cose e alle persone che lo circondano. In questo senso il Moleskine rappresenta un oggetto, un contenitore e forse un modo per raccontare se stessi e comunicare agli altri la propria libertà di pensiero e di azione.
Nel progetto “Immagini in tasca” la fotografia è principalmente intesa come
pretesto rivolto al vedere la realtà prima con la mente e poi con il mezzo,
analogico o digitale che esso sia. In questo senso ogni studente si sente libero di muoversi in relazione con se stesso e con la propria condizione di vita
e in rapporto a una percezione personale del tempo e dello spazio.
E’ la prima fase esplorativa della libertà all’interno di un Modus vivendi che
Zygmunt Bauman definisce come “utopia del mondo liquido” in un contesto sociale dove non sono rimasti molti terreni solidi su cui gli individui possano
edificare le loro speranze di salvezza”.
La paura di non poter esprimere liberamente le proprie idee attraverso concreti progetti d’arte nella società è ciò che avvolge spesso negativamente il pensiero dei giovani, che non intravedono alternative, non solo di carattere economico, al loro futuro.
“Immagini in tasca” sono microstorie che sviluppano temi molto diversi tra loro, che in gran parte corrispondono anche a ciò che pensava Bruno Munari e che a livello didattico abbiamo più volte indicato come atti di libertà e che ogni cosa individuata anche con la Fotografia ne rimanda ad altre e così all’infinito in una sequenza di situazioni che sono il risultato dei processi ideativi che assumono forme visive di un pensiero complesso sempre aperto e predisposto “A mettere al mondo il mondo”, come scriveva Alighiero Boetti...
Inoltre, la Fotografia usata dagli artisti prende sempre le distanze dal concetto storico di rappresentazione veritiera del reale che ha ritardato e segnato ancora oggi in negativo il suo stato di diritto di appartenenza ai linguaggi costitutivi dell’arte.
In questo senso le storie raccolte nei Moleskine non hanno inizio e non hanno fine proprio come nei taccuini di appunti: piccoli ma importanti produzioni di “opere aperte” intese come sguardi sul mondo, forse una sana utopia da continuare nella ricerca di una risposta che coinvolge non solo i giovani ma anche noi stessi che dobbiamo ricominciare a pensare all’arte “con il piacere di sorprenderci e di sorprendere”.
da: Savignano immagini http://www.savignanoimmagini.it/mostre3.php?IDMostra=1